COLTIVA LA TUA CITTÀ

Coltivare verdure in città sta diventando un fenomeno sempre più diffuso, in Italia e all’estero. In Italia nel 201 O abbiamo importato circa il 15% dei pomodori da salsa dalla Cina. e la gente sempre più spesso si chiede perché far fare il giro del mondo a un pomodoro, quando si potrebbe coltivarlo vicino casa, risparmiando l’energia e i soldi necessari per il trasporto, la refrigerazione, il confezionamento e avendo in cambio un prodotto più buono e più sano e la cui provenienza è controllabile.
È realmente significativo il risparmio ottenibile coltivando in città? Nel meeting di Copenhagen del dicembre 2009 l’lntergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) ha divulgato alcuni dati sull’emissione di gas serra in agricoltura: la coltivazione industriale e il sistema globalizzato del cibo sono responsabili di una percentuale tra il 30 e il 40% delle emissioni totali di C02. All’i”nterno di questa percentuale l’impacchettamento e la refrigerazione del cibo è responsabile per circa il 10%, la deforestazione e la preparazione dei terreni è responsabile per il 12% e il trasporto per circa 1’6%. La coltivazione in se incide solo per 1’8% dei gas serra prodotti dall’agricoltura. Ci si può immaginare quindi a livello globale l’impatto positivo che potrebbe avere far crescere ortaggi vicino a dove questi saranno poi consumati. Ossia nelle città.
Dove si può coltivare in città? Nelle grandi città è difficile trovare terreni assolati, facili da raggiungere e poco costosi da dedicare all’agricoltura. Perciò si coltiva soprattutto nei tetti degli edifici. Per esempio delle bellissime campagne di comunicazione sotto lo slogan “Dig far Victory” (Vanga per la vittoria). I dati degli Stati Uniti riferiscono che grazie ai Victory Garden si riuscì negli anni ’43-’45 a produrre in casa quasi la metà del fabbisogno di verdura della nazione. Che tecnologie si possono utilizzare? Per la coltivazione di moltissimi tipi di verdure non servono dei substrati particolarmente spessi e quindi la coltivazione può essere fatta nei tetti giardino tradizionali o in vaso. Per aumentare la produzione di verdura e per risparmiare acqua si stanno applicando anche sistemi più complessi tra cui l’idroponica, dove inerti come fibra di cocco e argilla espansa sostituiscono la terra, oppure l’aeroponica in cui le radici delle piante sono all’aria e vengono nutrite tramite la vaporizzazione di acqua e nutrimenti. Come posso saperne di più? Le esperienze più interessanti vengono condotte negli Stati Uniti e in Canada, dove sono attive anche aziende specializzate nel fornire e installare tutte le componenti necessarie. Un’esperienza molto interessante è il BK farmyards di Brooklyn (www.bkfarmyards.com), che ha ideato un network per cui se non si ha tempo per seguire il proprio orto, si può “darlo in affitto” ricevendo in cambio parte del cibo prodotto. Per quanto riguarda l’Europa, Barcellona è una delle città dove il fenomeno ha preso più piede e nel giro di cinque anni sono sorti quasi 300 orti urbani. È la stessa amministrazione comunale in alcuni casi a mettere a disposizione delle aree per la coltivazione. Noi abbiamo girato un breve video che documenta l’esperienza di Barcei lana intitolato “i Ha sta la verdura siemprel” visibile on line nel sito www.stud i omo bi le .org In Italia ci sono alcuni collettivi che si occupano di questi temi e alcune esperienze sono reperibili al sito www.cityfarmerinfo. Un esperimento interessante è quella di 999, uno studio di architettura che opera nel quartiere di San Salvario a Torino, dove ha realizzato sul tetto del fabbricato dieci piccoli orti coltivati secondo metodi biologici. L’intervento prevede anche zone dove pranzare all’aperto, col duplice risultato quindi di riqualificare una copertura altrimenti inutilizzata. e ottenere le verdure per le pause pranzo dell’ufficio.  Singapore. che è una piccola città-stato racchiusa in un’isola, praticamente non possiede terreni non edificati, e deve quindi importare dall’estero la quasi totalità delle verdure che consuma. È stato calcolato però che esistono circa 1.000 ettari di coperture piane. Nel 2005 il governo ha così deciso di potenziare il fenomeno spontaneo della coltivazione nei tetti degli edifici sovvenzionando i nuovi orti, con lo scopo di ottenere per il 2020 l’autoproduzione del 25% dei vegetali consumati in città. Un orto sul tetto può essere dannoso per l’edificio? L’industria dei tetti-giardino negli ultimi 15 anni ha sviluppato delle tecnologie raffinatissime per il controllo dell’acqua e per la riduzione del peso del pacchetto, limitando la terra ad uno strato che non supera i quindici centimetri. La coltivazione nel tetto può essere considerata come una specializzazione del tetto giardino e può essere fatta con tecnologie simili. Quindi non solo non è dannosa per l’edificio, ma ne migliora le prestazioni. Dal punto di vista termico è utile nello sfasare l’onda termica, ritardando l’ingresso del calore estivo. Acusticamente è in grado di fonoassorbire i rumori aerei, ed inoltre può giocare un ruolo molto utile nel regolare il sovraccarico del sistema di raccolta delle acqua piovane. Coltivare nei tetti è un’idea nuova? Durante la seconda guerra mondiale, gli Stati impegnati nello sforzo bellico hanno promosso l’autoproduzione di ortaggi in ambito urbano, col fine di risparmiare forza lavoro per inviarla al fronte, e di non dover provvedere al sostentamento di chi rimaneva nelle città. In Italia nascono gli Orti di Guerra. mentre in Inghilterra e negli Stati Uniti si sviluppano i Victory Garden.