IL PORFIDO, REGOLE E CONSIGLI PRATICI PER LA POSA IN OPERA


La posa in opera del porfido mette in luce l’importanza fondamentale del mestiere del posatore/selciatore poiché, considerando le innumerevoli possibilità di lavorazione e le qualità di questo pregiato materiale nell’ambito di progetti di recupero e valorizzazione dei centri storici e urbani, il ruolo del posatore richiede un livello di specializzazione tale da garantire serietà e rispetto delle regole tradizionali. Dal punto di vista esecutivo è fondamentale considerare le caratteristiche del piano di posa poiché sulla base della qualità e della resistenza dei fondi di posa, si distinguono i tre principali aspetti costruttivi di una pavimentazione: la fondazione, il sottofondo e il rivestimento. La fondazione è il piano naturale con necessarie caratteristiche di solidità e tenuta: terreni ghiaiosi e rocciosi sono buoni, argillosi e sabbiosi mediocri, vegetali e paludosi cattivi. Il sottofondo è lo strato incompressibile e portante di qualsiasi pavimento, con funzione di distribuzione dei carichi e delle tensioni verticali, sopportate dalla fondazione senza sensibili cedimenti. Attualmente il sottofondo più diffuso è il Macadam, uno strato di pietre in granulometrie diverse. compresse con rulli lisci o vibranti con aggiunta di acqua. In uso pure il principio delle terre stabilizzate basato sulla mescolanza in un impasto a secco di diversi tipi di ghiaia, pietrisco e argilla con calce, cemento e bitume. Di rapida esecuzione e di notevole resistenza è il massetto in calcestruzzo con rete elettrosaldata. Fondamentale è considerare che su ogni tipo di rivestimento si manifestano stress strutturali, variazione del tasso di umidità, dilatazioni lineari termiche, assestamenti e ritiri dei sottofondi cementizi, soprattutto per estese superfici. Ciò implica l’uso di giunti di dilatazione nel massetto, in pvc o silicone disponibili nel mercato, collocati vagliando una preventiva analisi specifica del cantiere e le diverse variabili in gioco, superfici aperte o chiuse, tipo di sollecitazioni termiche, punti di colmo con cambio pendenza, ecc. Il rivestimento costituisce l’ultimo strato della superficie. Nel sottofondo l’uso del geotessile, riduce lo stress idraulico e meccanico conferendo maggiore stabilità ed elasticità della struttura. Nell’esecuzione delle pavimentazioni in porfido si distinguono diverse tipologie di tessitura, a partire dai cubetti “ad archi contrastanti”, adatta a sopportare forti carichi o spinte sia nel senso dell’altezza che in senso orizzontale, poiché l’arco “contrasta” il suo vicino ed entrambi interagiscono con i fianchi della strada. L’allettamento può avvenire in sabbia, sabbia e cemento o in split (frantumato di pietra).
I cubetti vengono scelti in armonia alla posizione nell’arco e alla porzione già realizzata. Martellina, staggia e spago sono gli attrezzi fondamentali per il posatore in questa fase, al fine di ottenere un buon risultato. Importante è poi la “chiusura” tanto più bella quanto più omogeneo e simmetrico è lo sviluppo a morire dei due semi archi, con il recupero della centralità dei cubetti di imposta. Alla posa segue la battitura con piatti vibratori meccanici e il lavaggio. Si passa poi alla sigillatura chiudendo le fughe fra i cubetti o con sabbia o con boiacca cementizia o in mastice di bitume a caldo o ancora con emulsione bituminosa a freddo. Efficace è la battitura e sigillatura insieme, in cui il piatto costipatore aiuta la penetrazione della boiacca in profondità. La disposizione può essere a file parallele, ortogonali, a coda di pavone, a cerchi concentrici. La pavimentazione in ciottoli ha le regole di base del cubetto con disposizioni di posa di testa, di piatto o di costa. Per la posa di piastrelle a piano di cava, il sottofondo sarà necessariamente in magrone di calcestruzzo stagionato e fermo e allettato su malta cementizia. Per quelle a spessore costante la posa avviene in malta di boiacca di cemento o con adesivi chimici, la sigillatura in boiacca solo con cemento e acqua, pulizia con spugna umida e segatura. La posa ad opera incerta (palladiana) allettata su malta richiede colpo d’occhio e abilità anch’essa nell’incastro dei vari pezzi irregolari con fughe omogenee tra 2 e 3 cm. Piastrelle e lastre in erba hanno dimensioni e spessori grandi, allettati su sabbia grossa miscelati con terra vegetale e successivo inurbamento delle fughe. Per gli smolleri valgono le stesse regole dei cubetti, anche se normalmente vengono posati su sola sabbia o sabbia e cemento. I sistemi di posa sono a filari e a spina di pesce, necessariamente a coltello con sigillatura eseguita con sola sabbia insieme alla battitura. Con funzione di contenimento di cubetti e smolleri, vengono impiegati i binderi: se utilizzati come pavimentazione il sottofondo sarà in magrone di calcestruzzo con rete elettrosaldata e posa come le piastrelle.

 

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